CEA  San Lupo







 

l'Ambiente

La cinta di rilievi appartenenti ai Monti del Matese, comprensiva delle propaggini meridionali, è costituita da SEDIMENTI CARBONATICI DI PIATTAFORMA, di età principalmente Mesozoica (dal tardo Triassico-200 milioni di anni fa al Cretacico Superiore - 70 milioni di anni fa), ed in subordine Cenozoica (Periodo Miocene: 25÷15 milioni di anni fa).
Nell’area del Titerno il gioiello naturalistico scientifico è rappresentato dal Parco Geopaleontologico di Pietraroja; esso occupa l’alta porzione (Civita di Pietraroja - m 960 s.l.m.) di una monoclinale
che pone in affioramento, per circa 400 metri, una parte della serie mesozoica. Gli ultimi strati di tale serie sono costituiti dai "Calcari ad Ittioliti di Pietraroja” dove si rinvengono, da circa 200 anni, resti ben conservati di pesci fossili, anfibi, rettili, gasteropodi e piante. I resti fossili rinvenibili sono di inestimabile valore paleontologico e rappresentano un particolare episodio sedimentario di un ambiente lagunare nell’ambito di una Piattaforma Carbonatica posta al largo del Continente Africano. In particolare la “laguna” veniva ciclicamente isolata dal mare aperto e, grazie allo sviluppo di gas tossici (idrogeno solforato) dai fondali, con periodicità, si verificavano catastrofici processi di mortalità di massa (tanatocenosi) degli organismi in essa presenti. I resti, poi, ricoperti da sedimenti, fossilizzavano. Simili fortuiti eventi hanno in natura un carattere di eccezionalità e permettono, attraverso uno studio geologico e paleontologico, di ricavare innumerevoli e preziose informazioni paleoecologiche, paleoambientali ed evoluzionistiche. il giacimento fossilifero di Pietraroja, conservando tracce di vita di circa 110 milioni di anni fa, rappresenta un patrimonio unico nel suo genere e, unitamente all'intera Civita, costituisce un vero e proprio "monumento geologico" in quanto vi si conservano le testimonianze dei grandi eventi geologici che hanno costruito prima e modellato poi la Catena Appenninica.
Recentemente il giacimento fossilifero di Pietraroja è rimbalzato di nuovo nella cronaca nazionale ed internazionale per il rinvenimento di Scipionyx Samniticus, un fossile di dinosauro simpaticamente battezzato “Ciro”, primo ed unico fossile del suo genere venuto alla luce in Italia.
La presenza di un dinosauro imprigionato nei sedimenti della “Laguna di Pietraroja” rappresenta un evento eccezionale che ha aperto seri interrogativi nel mondo scientifico circa le conoscenze finora maturate sull’evoluzione dell’area mediterranea durante il Mesozoico.
Un evento fortuito ha voluto che il piccolo Scipionyx cadesse nella laguna, restasse intrappolato nei fanghi calcareo-selciosi del fondale e successivamente, ricoperto da altri sedimenti, fossilizzasse conservandosi in maniera quasi intatta fino ai nostri giorni. Oltre alle predette emergenze, il territorio offre altre zone di particolare interesse naturalistico-scientifico legate alle peculiarità dell’evoluzione geomorfologica locale. Esempi sono la forra tra la Civita di Pietraroja e la Civita di Cusano e quella alla base del Monte Cigno che rappresentano delle profonde incisioni vallive a pareti subverticali formatasi a seguito della continuata azione erosiva e dissolutrice del Torrente Titerno nel corso di migliaia e migliaia di anni; ancora, le caratteristiche conche tettono-carsiche (piane di alta quota completamente circondate da monti), tra cui le più estese sono quelle di Selvapiana (a sud del Monte Pastonico), de il Campo (a nord del Monte Monaco di Gioia) e del Lagospino (ad est di Monte Calvello), le numerose doline (presenti nei rilievi matesini e particolarmente concentrate sul Monte Pugliano) e le diffuse grotte (tra cui le Grotte dei Banditi, di San Michele e Pirella lungo il versante meridionale del Monte Monaco di Gioia, la Grotta di Monte Cigno, quella della Leonessa e delle Ripe del Corvo e la Grotta del Ciesco) rappresentano le forme più evidenti di quel processo morfogenetico (carsismo) che, connesso a più cicli di dissoluzione delle rocce ad opera delle acque superficiali e sotterranee, ha così intensamente interessato ed interessa tuttora i principali rilievi carbonatici del territorio.

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